Storia di Lisbona - Portogallo

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Storia di Lisbona

 

Come riassumere la storia di una città che prima ha visto transitare e fermarsi sulle sponde del Tejo millenni di storia e di popoli e poi, in anticipo su tutti, ha preso il largo aprendo la strada alla geografia del mondo come lo conosciamo oggi?

Lisbona fu abitata già dai fenici; il suo stesso nome deriva dal fenicio “Olissipo”, “porto che incanta”. In seguito Roma, il cui dominio iniziò nel 205 a.C. e durò duecento anni, le diede il nome di Felicitas Iulia. Sotto il dominio musulmano, fra l'VIII secolo e il XII secolo, fu una città portuale di fondamentale importanza; gli arabi la fortificarono (si deve a loro il primo nucleo del meraviglioso Castelo de São Jorge...) e riuscirono a resistere all'attacco dei cristiani per ben 4 secoli prima di cedere, nel 1147, quando la città fu presa da Afonso Henriques, primo re di Portogallo.

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Nel XIII il titolo di capitale passò da Coimbra a Lisbona, che nei secoli seguenti continuò a godere di grande prosperità e a svilupparsi grazie ai fiorenti traffici marini e terrestri. La sua epoca d'oro la visse nel XV secolo quando le caravelle partite dalla foce del Tejo iniziarono a solcare oceani fino ad allora sconosciuti, facendo dei portoghesi i signori incontrastati dei Mari.

I primi passi furono intorno alla costa nord occidentale africana; una volta superato il temutissimo Capo Bojador, che secondo una superstizione molto ben radicata segnava la fine del mondo, non ci fu più nessun ostacolo allo sfruttamento umano e minerario dell'Africa occidentale.

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Nel 1447 venne aperta da Vasco de Gama la rotta marittima per le Indie. Le enormi ricchezze portate dalle spedizioni che seguirono nel subcontinente indiano trasformarono Lisbona in uno dei più importanti centri commerciali del mondo, nonché nella ricca e opulenta capitale di un potente impero. I suoi fasti danno vita dal punto di vista architettonico allo stile manuelino, dal nome del re Manuel I che in quest'epoca commissionò enormi palazzi ed edifici religiosi, primo fra tutti il Mosteiro dos Jeronimos, per farne i simboli eterni dell'espansione e della potenza portoghese.

Ma già nel secolo successivo gli enormi costi delle spedizioni e di un grande impero da mantenere e il fallimento della cristianizzazione del Marocco misero in ginocchio il Portogallo, che fu una facile preda per la Spagna di Filippo II. Il ritorno all'indipendenza si ebbe a seguito dei moti iniziati il 1° dicembre 1640 (tuttora ricordato con una festa nazionale, il Giorno dell'Indipendenza, appunto), che posero fine a 60 anni di dominazione spagnola.

La fine del secolo vide per il Portogallo l'inizio di una nuova età d'oro: letteralmente, perché vennero scoperti in Brasile enormi giacimenti aurei.

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Lisbona non fece però in tempo a godersi la sua rinascita perché nel 1755 fu colpita dal grande terremoto che distrusse più di un terzo della città: scamparono solo i quartieri dell'Alfama e della Mouraria, aggrappati alla collina di São Jorge, e quelli di Belém e Ajuda, perché lontani dall'epicentro. A Belém, dove i capolavori del manuelino rimasero intatti, ripiegarono la famiglia reale e la corte.

Dopo aver conosciuto anche l'occupazione francese, quando Napoleone aveva tentato di piazzare il fratello Giuseppe a controllare il paese, nell'Ottocento il Portogallo visse in un continuo alternarsi di colpi di stato e rivolte liberali e chiuse il secolo con la totale crisi economica. Si inaspriscono gli aneliti antimonarchici, che sfociano nel 1908 nell'uccisione di re Carlo I e del principe ereditario Luis Filipe.

Nel 1910 venne proclamata la repubblica, con Teófilo Braga come primo presidente. Il disastro economico ereditato dalla monarchia e le profonde lacerazioni interne al paese fecero esacerbare lo scontro sociale per tutto il decennio seguente; siamo negli anni Venti e il Portogallo, come tutto il mondo, si ritrova anche ad affrontare la più grande crisi economica del secolo scorso.

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Nel 1926 un golpe militare conduce al potere il generale Oscar Carmona; nel 1928 la dittatura si consolida con la nomina a ministro delle finanze di António Oliveira Salazar, che nel 1932 diventa primo ministro. La sua dittatura, di stampo fortemente fascista, durò 36 anni durante i quali furono vietati scioperi e movimenti politici e l'intero Portogallo fu tenuto sotto controllo per mezzo della censura, della propaganda e della violenza fascista della temuta Pide, la polizia politica.

Nel frattempo all'esterno Salazar persegue con la politica di sfruttamento coloniale delle terre d'oltremare e qualsiasi movimento per l'indipendenza nelle colonie viene brutalmente represso dalla Pide.

Nel 1961 l'Onu riconosce il diritto di autodeterminazione a tutti i popoli dominati dal Portogallo; immediatamente gli indipendentisti si fanno avanti per riconquistare il controllo dei propri paesi; è una delle pagine più tragiche della storia del Portogallo, che impegnò le proprie forze armate in Africa per cercare di tenere stretto un impero che ormai stava appeso a un filo.

A Lisbona l'economia cittadina sta cambiando: nascono migliaia di piccole imprese e la sua popolazione raddoppia. Su questo terreno si forma una nuova classe sociale urbana, una piccola e media borghesia dalle idee liberal-democratiche che ingrossa le fila dell'opposizione al regime, prima prerogativa del partito comunista clandestino.

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Nel frattempo fra le fila dell'esercito impegnato sul fronte coloniale l'insofferenza per il regime diventa sempre più forte. Si prepara il golpe militare pacifico che il 25 aprile 1974 porrà fine alla dittatura: è la cosiddetta Rivoluzione dei garofani, che, infilati nelle canne dei fucili, diventano il simbolo della liberazione.

In attesa dell'elezione di una costituente, prese il potere un Comitato di salvezza nazionale, formato da militari, che ripristinò diritti civili e libertà di stampa, sciolse la Pide, liberò i prigionieri politici e dette il via al processo di decolonizzazione.

Lisbona cambia in questi anni il suo paesaggio umano: tantissimi coloni decidono di rimanere a vivere in Africa, mentre dalle colonie più di mezzo milione di persone di ogni etnia sceglie il Portogallo come propria patria e a oggi i retournados sono più di un milione. Questo è quello che rende Lisbona una delle città più multietniche e multiculturali d'Europa, sebbene continui ad esistere in molti portoghesi un razzismo più o meno latente sia nei confronti dei retournados, sia della nuova immigrazione.

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Nel 1986 il Portogallo entra nell'UE e per un certo periodo intraprende una serie di successi economici che riescono a risollevarlo dal baratro in cui Salazar e il suo poco duraturo successore lo avevano gettato. Nel 1988 Lisbona viene colpita da un grave incendio che distrugge intere zone del Chiado e del Bairro Alto. In seguito la città dà il via a un grande progetto di rinnovamento e riqualificazione dei quartieri storici e nel 1994 è Città Europea della Cultura.

Con l'Expo del 1988 poi il progetto si amplia e ridisegna completamente gli scenari metropolitani, con l'ampliamento delle linee della metropolitana e del porto, la costruzione, affidata a Calatrava, di spettacolari e funzionali strutture architettoniche nel Parque das Naçoes.

Le numerose baraccopoli che sorsero negli anni a ridosso della decolonizzazione non sono state del tutto debellate, ma almeno decimate da una politica edilizia che ha visto sorgere alla periferia della città grandi quartieri abitativi che però hanno ben poco a che vedere con i fatiscenti palazzoni delle borgate di periferia della maggior parte delle nostre metropoli.

In questi giorni, mesi, anni di crisi economica mondiale il Portogallo non poteva fare eccezione ma a guardarla, Lisbona sembra intenzionata a giocare tutte le carte a disposizione di una città così meravigliosa e che nel passato è sempre riuscita a rinascere.

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